E' la terza divinità della Trimurti, colui che distrugge, ma più che un distruttore è meglio vedere in Shiva il dio che rivoluziona e che dà nuova forma alle cose.
E' forse la divinità più affascinante, con le sue "contraddizioni": da una parte è il grande asceta, Mahayogi, simbolo della forma più alta di meditazione e creatore dello Yoga, dall'altro è il dio della sensualità, uno dei due poli dell'unione Shiva-Shakti, da una parte è facile all'ira (Bhairava, colui che terrorizza) dall'altra è un padre ed un marito premuroso.La sua residenza è il monte Kailash, sull'Himalaya (Kailashavasi colui che risiede sul Kailash), spesso ritratto dietro le sue spalle. Il suo vahana è il toro, Nandi, da cui l'appellativo Nandisvara, il signore di Nandi.
La sua consorte è Parvati, creata da Shiva stesso con la trasformazione della sua parte sinistra, assumendo la forma iconografica di Ardhanisvara, metà maschile e metà femminile, unione perfetta dei due principi primordiali. I suoi figli sono Ganesha e Kartikeya.Ancorché il nome Shiva non appaia nei Veda, è una delle divinità più antiche, comunemente identificato con il dio vedico Rudra: la figura antichissima di un uomo in posizione yogica ritrovata nella valle dell'Indo sembra sia proprio una rappresentazione del dio.
Sulla creazione di Shiva i Purana riportano molti miti. Secondo il Vishnu Purana mentre il dio Brahma stava meditando sulla figura di un bambino ne apparve uno che piangeva disperato perché non aveva nome. Brahma allora lo chiamò Rudra (colui che piange), ma il bambino seguitò a piangere per altre sette volte e il dio creatore gli diede altri sette nomi: Sharva, Bhava, Ugra, Bhima, Pashupati, Ishana e Mahadeva (il grande dio).
E' spesso rappresentato con il collo blu perché durante il Samudra Mantanam (quando gli altri dei rimescolando l'Oceano cercavano l'ambrosia, amrita, che diede loro l'immortalità, propria, fino a quel momento, solo della Trimurti) bevve il veleno (visha o halahal) che si era riversato, salvando così il mondo: da questo mito deriva l'appellativo di Nilakantha (colui che ha la gola blu).
La sua arma è il tridente (trishula), simbolo della Trimurti.
Nel suo chignon è raccolto il Gange: il mito legato al fiume sacro, immergendosi nel quale si è purificati da ogni colpa e si ottiene l'immortalità, è ricco di simbologia.
Originariamente il fiume scorreva solo nella sfera celeste. Il saggio Bhagirath diresse il flusso del fiume verso la terra per permettere ai suoi antenati di immergersi in esso, ma la terra non era pronta a riceverne l'enorme flusso, così Shiva salvò il mondo accogliendo sulla sua testa il fiume e diramandolo in sette fiumi più piccoli, uno dei quali seguì Bhagirath fino agli inferi. Secondo un'interpretazione di questo mito il Gange rappresenterebbe la Coscienza divina che la coscienza umana non è pronta a ricevere. Shiva, nell'atto di accogliere su di sé il potente flusso, diventa allora una sorta di intermediario e dispensatore.
Ancora più interessante è però l'interpretazione che lega questo mito al nostro corpo. La discesa del Gange sarebbe l'origine di Kundalini nel nostro corpo che è discesa fino al muladara chakra (nell'allegoria gli inferi), per rimanervi attorcigliata e per essere risvegliata con un percorso spirituale. Questa interpretazione sarebbe avvalorata dalla considerazione che il nome Bhagirath è formato da "bhaga" e "rathi" e significa colui che cavalca il "bhaga" (organo di riproduzione, dove risiede Kundalini).Così la coscienza divina scendendo nel corpo umano attraverso Shiva rende possibile l'evoluzione spirituale attraverso lo stesso dio. Un'altra interpretazione vede nel Gange un particolare tipo di percorso, quello tantrico, che riesce a salvare tutti e che non era conosciuto all'umanità finché Bhagarath non lo introdusse nella coscienza umana attraverso la sua devozione a Shiva che ci aiuta ad ottenere l'immortalità.
Continuando ad analizzare l'iconografia, nella forma di Mahayogi Shiva è seduto ed è ricoperto da una pelle di tigre, simbolo delle forze irrazionali che vengono dominate. Il serpente è il simbolo della sua superiorità sulla morte, ma è anche, ovviamente, Kundalini. Entrambi gli animali furono uccisi dal dio e sono legati a due episodi della storia di Shiva. La collana che porta è un mala, una sorta di rosario fatto di 108 semi dell'Elaeocarpus sphaericus, che è utilizzato dagli yogi per il japa,
la recitazione dei mantra. Il tamburo è il simbolo dell'incessante ritmo cosmico che ci riconduce ad un'altra forma iconografia del dio, quella di Shiva Nataraja.
In questa forma Shiva è il dio della danza, figura nella quale sono confluiti molti simboli della cultura indù. I Purana raccontano che dopo essersi difeso da una tigre, un elefante ed un serpente Shiva fronteggiò un nano, Apasmara Purusa, iniziando così la sua danza cosmica (ananda tandava), al suono del suo tamburo (damaru), e con la quale schiacciò il demone, simbolo dell'ignoranza, immortalato in questa rappresentazione sotto il piede destro del dio. In questo modo Shiva è anche colui che ha creato il tempo. Questa danza, ritmo del macrocosmo corrispondente a ritmi microcosmici (pensiamo, ma è solo un esempio, al battito del nostro cuore) è composta dai cinque poteri sacri, in sanscrito panca-krtya.
• Srishti, il potere della creazione, rappresentato dal tamburo nella sua mano destra superiore, sul quale il dio fa risuonare il Paranada, suono primordiale dal quale discendono i ritmi ed i cicli della creazione.
• Sthiti, il potere della conservazione, rappresentato dalla mano destra inferiore, in abhaya mudra, il gesto che rassicura e tranquillizza.
• Samhara, il potere della distruzione, rappresentato dal fuoco che il dio ha nella mano sinistra superiore, posta in ardachandra mudra, il gesto della mezza luna, simbolo che ritroviamo anche nell'iconografia di Shiva Mahayogi, tra i suoi capelli, come coesistenza del potere di distruggere per poi ricreare.
• Tirobhava, il potere che nasconde la verità, permettendo la crescita e la realizzazione del proprio destino, rappresentato dal piede destro che schiaccia il demone.
• Anugraha, il potere di concedere la grazia della conoscenza, rappresentato dal piede sinistro alzato e dalla mano sinistra abbassata, nel gesto dello gajahasta mudra. La gamba sinistra, inoltre, indica un immobile equilibrio.
Questi cinque poteri sono anche personalizzati in divinità (Brahma per la creazione, Vishnu per la conservazione, Shiva stesso per la distruzione, Mahesvara per l'oscuramento della grazia e Siadsiva per la concessione).
Shiva Nataraja danza all'interno di un cerchio di fuoco, prabhamandala, che rappresenta il cosmo e la coscienza.
Spesso Shiva è rappresentato con al collo una ghirlanda di teschi, simbolo dell'eternità che egli personifica, mentre il teschio che spesso campeggia singolo sul suo petto è la quinta testa di Brahma, che in un impeto d'ira il Distruttore mozzò, da cui l'appellativo Kapaali, colui che è adornato da un teschio o Kapalamalin, colui che ha una collana di teschi.
Shiva è il dio principale per il sadaka del Tantra. E' spesso venerato per mezzo del suo simbolo il linga, simbolo fallico; in questa veste è soprannominato Lingaraj. Il linga, a sua volta, è spesso rappresentato in unione con l'organo femminile, la Yoni; alcuni mudra (o gesti) usati nella pratica dello Yoga per catalizzare l'energia richiamano la forma dello yoni-linga.
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